In ritardo anche questa sera, mannaggia.So che lui è già a casa e per la terza sera di fila lo farò aspettare. E' una cosa che non gli piace.
Non è colpa mia, stasera, è il capo che all'ultimo momento mi ha detto di scrivergli quella lettera urgente. Ma per lui non è una giustificazione valida, non dopo che per due sere sono arrivata tardi per motivi miei.
Apro la porta trafelata e lui mi aspetta, seduto sul divano.
- Sei di nuovo in ritardo...adesso le prendi.
- Io...
- Non voglio sentire scuse, adesso. Mi spieghi dopo, quando avrai il culo bollente.
Mollo le borse sul pavimento e mi tolgo il cappotto in fretta. Farlo aspettare vuol dire prenderne di più.
Mi sdraio sulle sue ginocchia, mi sollevo appena perchè possa sollevarmi la gonna e tirare giù collant e mutandine.
Me le dà, come al solito, senza risparmiarsi, un ritmo incalzante che non mi dà tregua, Non fa pause, batte, batte e batte sul mio sedere con schiocchi sonori. Non faccio scene, le prendo con molta dignità, mi scappano solo quei gemiti che non riesco a trattenere, quelle lacrime provocate dal bruciore sempre più intenso.
La mia migliore amica mi chiede sempre "ma ti fa male davvero?" Cavolo, se fa male. Fa male e brucia morire durante e dopo. Ma è un male senza il quale non so stare. Non so stare senza un uomo che mi rovesci sulle sue ginocchia senza tanti complimenti. Che sia un gesto fortemente erotico per tutti e due non toglie nulla al valore della punizione, in quel momento.
Domani mi crogiolerò nel pensiero caldo e liquido della sculacciata di stasera e cercherò di non far tardi, per non prenderle di nuovo. Una contraddizione? Forse. Ma per me questo maschio che me le dà, perchè gli piace, si, ma anche per punirmi, è l'unico maschio che mi fa sentire davvero femmina.